ROSSO POMPEIANO, IL COLORE DELLA TRASFORMAZIONE, DELLA “COTTURA” ALLE ALTISSIME TEMPERATURE DELL’ATHANOR INTERIORE

Il colore Rosso Pompeiano simboleggia la forza inarrestabile della trasformazione, la potenza e prepotenza della colata lavica che ti entra nel petto e ti prova nel fuoco palpitante, facendoti compiere enormi balzi in avanti grazie alla sua propulsione.

A Pompei, nell’estate del 79 d.C., tutto pareva tranquillo. Anche se la terra aveva tremato precedentemente ed anche di recente, nessuno si aspettava la catastrofe imminente. Le dimore della città erano belle, sfarzose, lussuose, coloratissime. Lì, i romani, credevano di stare in Paradiso: lungo quella fertile e ridente fascia di terra che dal Tirreno saliva verso l’interno e verso il Vesuvio, avevano eretto città meravigliose, ville sontuose, monumenti perfetti ed eccelsi. Il 24 agosto del 79 d.C. tutto cambiò rapidissimamente. Il Vesuvio esplose letteralmente, e chi non morì ucciso dalla nube piroclastica, morì successivamente arso dalla lava. Fu una tragedia immane, testimoniata fedelmente da Plinio il Giovane, il quale perse in quella circostanza, alla fine, anch’egli la vita come altre migliaia di persone.

Ma ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia: come nel Tao, dove all’interno dell’energia Yin dimora un seme di energia Yang e viceversa, così in ogni vicenda umana c’è un risvolto “positivo” ed uno “negativo” (per usare categorie manichee). Dalla tragedia della distruzione di Pompei (e di altre bellissime città che sorgevano attorno al vulcano) abbiamo ereditato un vero e proprio patrimonio. Infatti Pompei è rimasta pressoché intatta, sepolta per secoli sotto metri di pomici, come per preservare la sua bellezza per noi posteri. Dalla morte e dal dolore iniziali, oggi Pompei è il sito archeologico più grande, più bello e meglio conservato al mondo. È una metafora meravigliosa che ci mette dinanzi all’energia della morte alchemica e della trasformazione, grazie alla forza del fuoco.

Il tuo rosso interiore è vivo e vitale, è un inno al sangue che palpita nelle tue vene, alla passione, al radicamento con la terra, alla forza stessa dell’Essere. È un rosso che, però, a volte conosce delle terribili oscillazioni ed una dolorosa instabilità. Esso fluttua nello “spettro” del tuo petto e non ti fa centrare come dovresti e come potresti in te stesso/a. È una forza che, in certi casi, andrebbe domata e stabilizzata. Perché non è possibile innalzarsi poggiando i piedi sui pioli di una scala instabile e non fissata bene alla terra. Allora qui “torna a farci visita” il nostro forno alchemico interiore, l’Athanor, che è quell’energia potente e quell’intento puro che ci rende consci di noi stessi e consapevoli.

L’Athanor, quando si accende con la corretta intenzione, brucerà molte parti di noi, cuocerà il nostro rosso vivace trasformando in un rosso assai più stabile e duraturo. Il rosso vivace che avevamo prima nel nostro petto non ha nulla che non vada bene, anzi esso ci è stato assai utile nella corsa inarrestabile verso l’energia interiore della Madre, ma adesso è l’ora di innalzarci verso il Padre e di cuocere il “composto” alchemico in noi. Nella cottura molte parti di noi moriranno, sono parti che hanno fatto il loro lavoro, e che ora devono soccombere simbolicamente sotto la lava del vulcano; e molte di esse si “immoleranno” nel fuoco per donarci altre lunghezze d’onda che adesso sono indispensabili per la nostra crescita, per questo ulteriore gradino di elevazione verso l’Uno.

Ecco qual è la vera valenza della trasformazione: prendere delle parti di noi che hanno ormai assolto al loro compito – ma che ora non ci mettono più nella condizione di evolvere – e cuocerle nel forno. Nasce così il nostro Rosso Pompeiano interiore, questo colore più denso e più saturo di consapevolezza e di volontà d’elevazione. È una comprensione ad un’ottava più alta, dove c’è tutto il sapore ed il sapere dell’eternità che ci ammicca da dietro l’angolo. Ogni secolo, il tempo lunghissimo di sepoltura sotto le pomici, diviene uno scrigno cui attingere la ricchezza che ci viene dal pozzo profondissimo del tempo e dello spazio. È un raccordo ideale tra noi e la nostra ancestrale storia di vita, di tentativi, di esuberanza, di passione, di errori e di azioni più o meno consapevoli. Ora c’è questo rosso sublime, il Rosso Pompeiano, che ci parla d’un tempo passato, ma che ha saputo compensare al suo interno tutto quel disordinato insegnamento d’una vita remota che ci traghetta, adesso, verso un nostro futuro radioso e sempre più consapevole.

Il rosso pompeiano è un’ocra rossa di origine inorganica naturale, composto da ossido di ferro. Nell’antica Roma era conosciuto con il nome di sinopsis, dovuto alla città di Sinope dove secondo Plinio fu rinvenuto la prima volta. A Pompei così come in altre città dell’antica Roma, ci sono vari esempi di pitture murali in cui è usato questo pigmento inorganico. È conosciuto anche con i nomi di rosso Ercolano, terra di Pozzuoli, rosso inglese, ematite e terra rossa di Verona. (fonte Wikipedia)

Nel tuo colore Rosso Pompeiano interiore impara ad usare il fuoco del tuo Athanor nella giusta maniera, alla giusta temperatura e col giusto e corretto intento. La trasformazione, ad un certo punto della tua vita, è inevitabile; non trasformarsi vorrebbe dire morire, spegnersi interiormente.