Il colore Rosa Confetto simboleggia la capacità di azzerare dentro noi stessi un contrasto o un conflitto con qualcuno, utilizzando la nostra più consapevole capacità di comprendere le sue ragioni ed i suoi limiti; e conseguentemente riuscire a perdonare tale persona o situazione.

Nella vita ci si incontra e ci si scontra, si ferisce e si viene feriti, si fa del male e si subisce del male… è una giostra dove nessuna posizione è statica o permanente. È un “sacro gioco” al quale prendiamo parte e dal quale non dobbiamo farci afferrare troppo nell’identificazione egoica. È necessario, infatti, saper osservare (come abbiamo detto moltissime volte in tutti questi post), e saper mantenere un certo distacco da ciò che accade “sul terreno di gioco”. Perché in questa dimensione materiale, nel cosiddetto 3D, non possiamo vedere tutte le connessioni profonde delle cose e degli eventi. Scorgiamo soltanto la punta dell’iceberg che fuoriesce dall’acqua, ma non vediamo tutta la sua maestosa mole che resta nascosta: ovvero non abbiamo coscienza né consapevolezza di tutte le connessioni interdimensionali che ci portano a farci vivere certi eventi. E così, spesso, non capiamo e interpretiamo male ciò che ci accade, ciò che arriva a noi attraverso certe persone o situazioni. Dunque, un atto importante che dobbiamo imparare a compiere è quello dell’osservazione più alta, e della compenetrazione nelle altrui ragioni.

Quando qualcuno o qualcosa ti ferisce, dopo il momento iniziale in cui provi giustamente dolore, fermati un attimo a riflettere. Cerca di entrare nei panni dell’altro/a e cerca di capire le sue ragioni, ossia le ragioni che lo/la hanno spinto/a a compiere quel gesto. Non è sempre facile fare ciò, soprattutto quando siamo molto coinvolti e quando la situazione è assai dolorosa per noi. Ma ogni azione che si compie ha sempre una sua ragione più o meno recondita. Allora entriamo in empatia con l’altro e domandiamoci, con la massima serenità mentale possibile, perché egli abbia fatto quell’azione, quel gesto, quella “cattiveria”, quella cosa tanto “brutta” ai nostri occhi. È, questo, un primo passo verso la compassione che ci pone in grado di vedere tutta l’umana finitezza dell’altro. È una benigna indulgenza che ci solleva dal ruolo di arbitri e di “vendicatori” dei torti subiti. Non stiamo dicendo che non si debba agire da guerrieri quando ciò necessita, ma stiamo asserendo che non si può agire nella cecità, perché questa sarebbe soltanto reazione e non azione libera, sovrana e di puro intento.

Passando ora al concetto di perdono è importante dire che il vero perdono è innanzitutto quello che noi concediamo a noi stessi. Non puoi assolutamente pensare di essere indulgente verso qualcuno se sei adirato con te stesso/a. Fai prima la pace con le tue parti interiori, con i tuoi molteplici io, e poi puoi guardare all’esterno. Ciò significa che fin quando sarai totalmente scisso/a interiormente non portai vedere la perfezione dell’Uno, né dentro e né fuori di te. Se sei adirato/a e intransigente con una parte di te, lo sarai anche con tutti coloro (e con tutte le situazioni) che ti porteranno agli occhi e nella tua esistenza proprio quella parte per risonanza. Si attiverà in te il rigetto e ti infastidirà, all’esterno, qualcosa che ti crea disagio all’interno. Quindi, prima di tutto, perdona veramente te stesso/a. fatto questo esercizio di vero amore interiore, non egoico ma sincero, sarai pronto/a per vedere davvero l’altro e le sue ragioni; ed allora il perdono verso le altrui “debolezze” diverrà una cosa a tua portata di mano, e potrai davvero farcela a perdonare ed a lasciare andare…

Nel tuo colore Rosa Confetto interiore impara a guardare l’altro come una parte di te, a vedere e capire (per quanto ti sia possibile) le sue ragioni e le “pulsioni profonde” che lo hanno condotto a fare un dato gesto o una data azione. Impara però, prima di tutto, a scorgere e perdonare dentro te stesso/a ciò che scorgi e giudichi nell’altro. Per-donare è DONARE!
È una strada meravigliosa per evolvere.