LASCIAR ANDARE IL VIZIO

 

La parola “vizio” deriva dal latino “vitium”, che significa “mancanza” o “difetto”. In particolare, questo termine latino soleva indicare un’abitudine deviata, che conduce l’individuo fuori dal retto sentiero delle virtù.

Il vizio ha un grande potere: è capace di distruggere l’anima umana. È per questo che i filosofi hanno parlato di “vizi capitali”, divenuti poi (forse impropriamente) “peccati capitali”. Questi vizi sono considerati “mortali” perché riguardano la profondità della natura umana.

Come fare dunque a lasciar andare il vizio? Semplice: seguendo la virtù.

Aristotele, filosofo greco nato nel 384 a. C., individuò due categorie di virtù:

  1. Virtù etiche: relative al comportamento;
  2. Virtù dianoetiche: relative all’intelletto.

Le virtù etiche sono la giustizia, il coraggio, la temperanza, la liberalità, la magnificenza, la magnanimità, la mansuetudine. Le virtù dianoetiche sono l’arte, la scienza e la saggezza.

La distinzione tra vizi e virtù è fondamentale per comprendere ciò che dobbiamo perseguire. La comprensione di quanto detto sopra aiuta l’individuo a trovare la giusta armonia nella propria vita, lasciando andare il vizio e abbracciando ogni virtù.

Qualcuno potrà pensare di non avere alcun vizio da lasciar andare; ma si sbaglia certamente, perché ci sono vizi più evidenti, come ad esempio il vizio del fumo o dell’alcool, e vizi meno evidenti, come il vizio di giudicare gli altri o il vizio di voler sempre ragione in ogni discorso. Come disse Orazio: “Nessuno in realtà nasce senza vizi: il migliore è quello che è colpito dai più lievi.” Ciò significa che tutti abbiamo dei vizi, lievi o gravi che siano.

Una tendenza negativa che abbiamo è quella di far caso ai vizi degli altri, senza prestare attenzione a quelli nostri. Qui possiamo far riferimento a un insegnamento cristiano:

[Gesù disse:] “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo? O, come potrai tu dire a tuo fratello: “Lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello.”

(Matteo 7: 3-5)

In conclusione, ciascuno di noi dovrebbe prestare attenzione alla “trave” dei propri difetti e vizi, senza cercare “la pagliuzza” dei difetti del prossimo. Lasciamo andare quindi il vizio, perché questo ci rende schiavi. Solo perseguendo la virtù possiamo trovare la vera libertà.

 

 

 

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