Il giallo e la festa della donna

 

Tutte le donne meritano di essere celebrate e, non a caso, vi è la giornata internazionale dei diritti della donna, o semplicemente festa della donna, che ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono aimè ancora oggetto in molte parti del mondo. In particolare, per quanto riguarda il tema della violenza sulle donne, c’è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che cade il 25 novembre di ogni anno.

 

Riflettiamo un attimo sulla festa della donna, una celebrazione che si tiene negli USA a partire dal 1909 e in Italia dal 1922. Anche se si parla di festa, in realtà la motivazione principale non è tanto il festeggiamento quanto la riflessione sull’essere donna e sui diritti che spettano alla stessa. Possiamo e dobbiamo ricordare il VII Congresso della II Internazionale socialista, che si tenne a Stoccarda nel 1907. Qui si discusse sul tema delicato della rivendicazione del voto alle donne e su questo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a lottare energeticamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne. Questa fu solo una tappa che ha portato le donne ad avere diritti politici e siamo felici oggi di vedere donne al comando di nazioni, donne che votano, donne che assumono ruoli di grande responsabilità.

 

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta solo nel 1922 per iniziativa del Partito comunista d’Italia, che la celebrò il 12 marzo, prima domenica successiva alla data dell’8 marzo. Dobbiamo aggiungere che ad un certo punto storico in Italia e nel mondo vi è stata molta confusione sulle prime manifestazioni di questa festa. Così, nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie avvenuto nel 1908 a New York, facendo confusione con una tragedia realmente verificatasi sempre nella stessa città il 25 marzo 1911, ossia l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, uomini e donne. Ci sono anche altre versioni ma ci sono state ricerche effettuate da diverse femministe che hanno dimostrato l’erroneità di queste altre presunte ricostruzioni.

 

 

Una data importante da ricordare è quella del 16 dicembre 1977, in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proposto ad ogni paese, sempre rispettando tradizioni storiche e costumi locali, di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e per la pace internazionale”, nonché di comunicare la decisione presa al Segretario generale. Così l’8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, fu scelta come la data ufficiale da molte nazioni.

 

Adesso ci chiediamo: quale colore possiamo associare alla festa della donna? La risposta è il giallo. Cerchiamo di comprendere perché. Questo colore esprime vitalità, forza e gioia di vivere, inoltre rappresenta il passaggio dalla morte alla vita e diventa una metafora per ricordare le donne che si sono battute per regalarci un futuro migliore. Ricordiamo inoltre che il giallo è il colore della mimosa, il fiore che più viene regalato alla donna l’8 marzo. In questo periodo infatti le vetrine di fiorai e garden center si tingono di gioia con il colore simbolo della festa della donna.

 

Si è dovuto aspettare al 1946 però per avere il simbolo più famoso della festa: la mimosa e il colore giallo. Fu scelta principalmente perché è un fiore che sboccia proprio in questo periodo e fiorisce anche nei terreni difficili, nonostante la sua fragilità. Questa è decisamente una metafora che ci ricorda le donne, nate spesso in ambienti difficili e ostili, ma pronte a fiorire e a regalare al mondo il proprio profumo. La mimosa è un fiore fresco, luminoso e solare, che riesce a regalare un sorriso alla donna cui viene donata.

 

 

Accogliamo dunque la festa della donna e impariamo sempre più a celebrare la donna e il suo meraviglioso fascino. Sì, perché, come ha detto Oriana Fallaci, essere una donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Spesso le donne vengono accusate di utilizzare la propria immagine fisica, la propria nudità, per avere successo; ma questo non è vero. Vogliamo ricordare la dichiarazione di una grande donna di scienza e conoscenza, Rita Levi Montalcini, che ha detto: “Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza.” Se sei donna, fa’ dunque dell’intelligenza il tuo punto di forza; dimostra al mondo intero il tuo potere e il tuo fascino. Non ti arrendere quando non ti vengono riconosciuti i tuoi diritti, perché – diciamo la verità – anche se c’è una festa che ce lo rammenta, non in tutto il mondo le donne vivono con tutti i diritti riconosciuti; non tutte le donne sono libere di sognare. Questo vuol dire che la lotta femminile deve continuare, perché possiamo ancora migliorare il nostro futuro.

 

In conclusione, possiamo chiudere con una riflessione scherzosa, che ci può regalare un sorriso. Ricordiamoci che nel mito giudaico-cristiano Dio ha creato prima l’uomo della donna. Questo perché si fa sempre una bozza prima del capolavoro finale.

 

 

 

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