I colori della psicogenealogia

Curare le nostre radici

Come il rosso e il marrone della terra possono aiutarci a guarire

 

 

Ognuno di noi appartiene a proprie radici, ovvero ad una famiglia e ad una discendenza. Questo comporta la condivisione di tante caratteristiche genetiche, ma non dobbiamo credere che ciò sia un problema. Al contrario dobbiamo essere fieri della nostra appartenenza e possiamo anche considerare il fatto che le nostre radici possono aiutarci a guarire.

I colori che si collegano al simbolo delle radici sono il rosso e il marrone. Il marrone perché le radici si presentano di questo colore, mentre il rosso simboleggia il Muladhara chakra, il centro energetico della radice, ovvero il primo chakra. Questo nome sanscrito (Muladhara) significa “supporto radicale”. Il chakra è simboleggiato da un loto con quattro petali e, ovviamente, il colore rosso.

Il Muladhara è considerato il fondamento del corpo energetico e per questo è molto importante stabilizzare questo centro energetico. Il risveglio della Kundalini (il serpente energetico) inizia da qui. Questo chakra è anche conosciuto come la sede del “bindu rosso”, o goccia sottile, che sale verso il “bindu bianco” della testa per unire le energie femminili con quelle maschili (Shakti con Shiva).

Secondo gli iniziati orientali, sono collegati al centro della radice dei “siddhi”, ossia poteri occulti. In particolare, si parla – in relazione a questo chakra – di quei poteri collegati al controllo degli elementi della terra.

Oltre alla considerazione dei colori e, in particolare, del primo chakra, dobbiamo osservare che le radici di ogni uomo sono le radici dell’umanità. Possiamo inoltre fare un parallelismo tra gli alberi e l’essere umano in generale: le radici sono indispensabili sia nel primo che nel secondo caso. Spesso vogliamo cambiare le cose che ci circondano senza però fare i conti con le nostre radici, con la nostra appartenenza. Vi è infatti una legge cosmica al riguardo, che possiamo definire “Legge di Appartenenza”, secondo la quale non possiamo rinnegare le radici che ci legano alla nostra famiglia e alla nostra epoca.

Lavorare sulle proprie radici significa aver ben presente lo scopo della nostra esistenza. Possiamo capire meglio da dove veniamo, dove siamo e dove stiamo andando. Sperimentare idee nuove non significa rinnegare le proprie radici, ma aiuta a comprendere quale sia il nostro cammino. Alle volte però vogliamo cambiare, ma non sappiamo in particolare cosa cambiare. È in questi momenti che dobbiamo ritornare a noi stessi. Essere ben radicati significa anche essere presenti a se stessi. I maestri dell’iniziazione parlano di “ricordo di sé”. Ebbene è importante essere presenti a se stessi per ritornare alle proprie radici e non tradire i propri valori.

In conclusione, cambiare non significa stravolgere tutti i propri fondamenti, come se si sradicassero le radici. Queste, al contrario, vanno curate e amate. Se riusciamo a mantenere sane le nostre radici, sarà sano tutto l’albero della nostra vita. Le generazioni non vanno “sfasciate”, ma vanno curate come se fossero nuove radici dalle quali verranno nuovi alberi. Le nostre radici rappresentano dunque un buon ancoraggio, nonché la sicurezza di mantenersi saldi durante le tempeste. Ricordiamoci che se curiamo le nostre radici, in ogni situazione di vita potremo assumere sempre nuova linfa dal terreno.

 

 

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