Oggi è il primo di agosto (giorno in cui è uscito il post da cui è tratto questo articolo – ndr.), si celebra la festività celtica e pagana di Lughnasad, una festa di ringraziamento per il raccolto che viene chiamata anche “Festa del Grano”.

Essa è conosciuta anche col nome di Lammas, nome ripreso da una festività anglosassone che si celebrava nello stesso periodo e che deriva da “loaf-mass” (festa del pane) ed è una festa di ringraziamento dove il pane simboleggia il primo frutto del raccolto. Lammas è la prima delle tre feste del raccolto, insieme a Mabon e Samhain.

 

Il sacrificio del Grano

 

Da oggi, e nei giorni successivi, il dio Sole, impiegando tutte le sue energie nei campi, non riesce più a mantenere e a dare tutta la sua forza come in luglio, e inizia ad indebolirsi, e le giornate diventano sempre più brevi mentre le notti si allungano.

È un ciclo di morte e di rinascita, alla pari di ogni ciclo cosmico che caratterizza il nostro universo e la nostra vita. Durante questa festa, in passato, avveniva quello che viene chiamato il “Sacrificio del Grano”.
Si celebrava cioè la morte e la rinascita dello spirito di questo cereale che rappresentava il Dio che, sotto forma di spiga, cadeva sotto la falce, ma sarebbe poi risorto come farina, pane, e altro giovane seme pronto a rinascere nel ciclo successivo.

Così come il Dio muore nella raccolta, lui rivive dai suoi stessi germogli.
Ecco così la leggenda del Dio che si sacrifica per poi tornare a vivere, ancora ed ancora. Una leggenda presente in moltissime culture, religioni e teologie.

La morte di Dio non porta con sé però tristezza né angoscia, perché è un passaggio già prestabilito dell’eterna ruota dell’equilibrio cosmico.
Le stagioni sono la prova di questo incessante divenire che scandisce le nostre esistenze sin da quando siamo nati su questo pianeta.

La morte non è una fine, bensì una trasformazione che conduce dall’apice all’abisso e poi dall’abisso di nuovo alla vetta, all’apice dell’attività del dio Sole.
E questa cosa, nella mente e nel cuore degli antichi, era assai chiara e comprensibile.

Il seme del Dio vive nel grembo della Madre (Terra) che si trova nel periodo della sua massima abbondanza e i frutti del loro lavoro e della loro unione li vediamo rigogliosi. Gli esseri umani spiritualmente evoluti hanno Il compito di fruire di tali ricchezze, e dunque di meditare sul ciclo di vita-morte-rinascita, per poi festeggiare.

 

Il grano

 

Il grano è sempre stato associato a divinità che venivano uccise e che ritornavano dal mondo sotterraneo, per questa ragione fare il pane, specialmente quello di granturco, è un atto sacro in questo sabbat.
Il chicco di grano è simbolo di rinascita, segno di speranza e di futuro.

Questa pianta, quindi, simboleggia il ciclo delle rinascite, in quanto il cereale prima di nascere in primavera resta sepolto sotto terra, rappresentando l’analogia del passaggio dell’anima dall’ombra alla luce.
Ed è, inoltre, il simbolo della fecondità.

Infatti nella mitologia Greca, Demetra la dea dei cereali e delle messi, è rappresentata con la fronte cinta da una corona di spighe. Il ciclo vita-morte evocato da questo cereale traspare, con la stessa valenza, anche nell’immagine di Osiride, il dio egiziano dei cereali e della morte.

Nel Giallo del grano accresci quindi la tua capacità di comprendere che tutto fa parte d’un ciclico divenire cosmico. Interiorizza che alla nascita segue la morte, ed alla morte la nascita.

Non restringere tutto alla sola tua percezione sensoriale e mentale in cui la linea del tempo è lineare… ma concedi alla tua anima di esprimere la sua immortalità attraverso la profonda comprensione dell’eterno ciclico divenire della vita e del divino che trasforma e fluisce in continuazione!

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. È la legge di Lavoisier , scienziato del ‘700, iniziatore della chimica moderna, e prosecutore (in ambito scientifico) dell’antica conoscenza alchemica.

 

Samya Ilaria di Donato
– scrittrice dei colori –