Giallo Torino
Le tradizioni ritrovate

– Luce – Ombra –
– Forza ordinatrice – Fossilizzarsi nel passato –

Il giallo Torino è un tipico colore piemontese utilizzato per
indicare il tipo di colorazione adottato per le facciate dei palazzi
situati lungo le vie e le piazze più importanti della città. È un
giallo opaco, simbolo dell’antica tradizione. Con il termine
tradizione s’intende il complesso delle memorie, notizie e
testimonianze trasmesse da una generazione ad un’altra. Questo
termine deriva dal latino traditiònem, che significa consegnare,
trasmettere.

La tradizione è sinonimo di consuetudine, difatti è spesso
associata al folklore, facendo riferimento alla trasmissione nel
tempo all’interno di una collettività. Si parla di eventi sociali o
storici che si ripetono, di usanze o ritualità e persino di mitologia
trasmessa alle generazioni future. Ad esempio, il cristianesimo è
un mito che fa parte di una tradizione potentissima, radicata nel
nostro territorio. Il termine tradizione può quindi riguardare la
religione, ma non solo; si può far riferimento anche ad un corpus
di credenze o pratiche condivise da una collettività.

In ambito filosofico, la tradizione fa invece riferimento a una forza
ordinatrice in funzione di principi trascendenti; quindi è un
concetto metastorico. La tradizione comporta pertanto leggi,
istituzioni e ordinamenti, che possono anche essere diversi tra
loro. In antropologia, la sapienza applicata all’uomo, la
tradizione è considerata come l’insieme degli usi e costumi,
nonché dei valori collegati ad ogni generazione.

Attraverso la tradizione, una collettività riesce a conservare la propria identità.
Non a caso, in Italia si studia la storia delle tradizioni popolari,
per conoscere meglio gli usi, i costumi, i dialetti, le consuetudini
di diritto, le pratiche religiose, le musiche e in genere le
tradizioni orali riguardanti gli strati sociali considerati più
arretrati – il “popolo”.

Dal punto di vista religioso, il giallo Torino ci ricorda le nostre
origini giudaiche, poiché abbiamo come testo sacro principale la
Bibbia, per metà scritta in ebraico. L’Antico Testamento lo
abbiamo ereditato dalla tradizione ebraica e questo ha gettato le
basi per il nostro pensiero filosofico-religioso. I giudei avevano
molte tradizioni non scritte, che ritenevano discendere dalle
rivelazioni di Mosè, l’uomo che parlava con Dio faccia a faccia.
Dopo le guerre contro i romani, i giudei hanno cercato di
assicurarsi la conservazione delle loro tradizioni, così si sono
affidati alla scrittura: nasce in questo modo la Bibbia ebraica. A
questa si sono aggiunte raccolte dei commenti e degli
insegnamenti dei rabbini: nasce così il Talmud.

Successivamente è nata la tradizione cristiana e, in particolare,
con il concilio di Trento nasce la tradizione cattolica. Secondo
questa tradizione, è la Chiesa la mediatrice tra l’uomo e Dio ed
è sempre la Chiesa che trasmette alle generazioni future “tutto
ciò che essa è, tutto ciò che essa crede” (Concilio Vaticano II).

Con il passare del tempo, ci sono stati alcuni autori che hanno
attaccato l’antica tradizione; altri l’hanno difesa. Ad esempio,
Montesquieu disse che l’ignoranza è la madre delle tradizioni.
Questo è il pensiero di un grande riformatore che vuole operare
una trasformazione nella società. Altri hanno risposto che la
tradizione non consiste nel mantenere le ceneri, ma nel
mantenere viva una fiamma. In sostanza, il colore giallo Torino
ci invita a prendere una posizione: dobbiamo chiederci se
vogliamo difendere oppure cambiare le nostre antiche tradizioni.